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Recita una poesia popolare
Farfalletta farfallina
che ti posi sopra i fior,
sei vezzosa sei carina
ma non fai nessun lavor.
Guarda l'ape tozza e bruna
che la CERA e il MIELE dà,
di bellezza non ne ha alcuna
ma è di grande utilità.
Un’organizzazione sorprendente permea l’intero alveare: i feromoni (segnali chimici naturali) emessi dalla regina e trasmessi di ape in ape con la trofallassi (lo scambio del cibo tra le operaie) mantengono in equilibrio il “superorganismo” alveare. Un equilibrio che permette a 50.000 insetti raccolti in pochi decimetri quadrati di compiere un immane lavoro di costruzione: i favi che conterranno covata, miele e polline.
Interamente costituiti dalla cera secreta dalle ghiandole ceripare delle giovani api operaie, rappresentano una delle grandi meraviglie dell’evoluzione: la precisione geometrica, la costituzione elastica e resistente, l’orientamento non casuale ma “studiato” al meglio per sfruttare l’insolazione e le forze naturali in ogni latitudine e clima, unite alla capacità delle api di mantenerli puliti e sani, ne fanno un’eccezionale esempio di “ingegneria civile” e “organizzazione sanitaria” in totale sintonia con l’ ambiente.
Ma non è propriamente esatto definirla una costruzione come lo è una casa. Con tutti i limiti che ci impone il paragone possiamo piuttosto paragonarla ad una città: una città dove il lavoro è febbrile nella stagione produttiva, mentre sembra dormire durante l’inverno.
Se affrontiamo il problema da un’ottica “evoluzionistica” possiamo sicuramente dire che la forma esagonale permette all’ape di sfruttare al meglio, praticamente al 100%, lo spazio che occupa con la costruzione. Mi spiego meglio: l’ape costruise dieci centimetri quadrati di favo: il sistema per sfruttare tutti gli spazi con una garanzia di resistenza della struttura è senza dubbio la cella di forma esagonale; in questo modo non restano interstizi tra una celletta e l’altra. Questo non vuol dire che vi siano delle api progettiste: semplicemente sono sopravvissuti fino a noi solo quegli alveari portatori di un’informazione genetica che induce le operaie a costruire celle esagonali. Non pensano quale sia il sistema di costruzione migliore: semplicemente costruiscono così, in modo assolutamente naturale, non conoscono nessun altro modo.
Non è mancato chi ha cercato altre strade per spiegare il significato dell’esagono: gli apicoltori definiti biodinamici si rifanno al pensiero di Rudolf Steiner (fondatore dell’antroposofia), che qualche decennio fa ha cercato di interpretare l’esagonalità come la rappresentazione della presenza di specifiche forze naturali (conferenze di Dornach, 1923).
La cera è composta da un “miscuglio”
complesso di oltre 300 componenti. Per averne un’idea di
massima può risultare utile mostrarne nel dettaglio la
descrizione fatta da A. Contessi:
Esteri di acidi
cerosi 70%
Acidi
liberi 14%
Idrocarburi 12%
Esteri
sterolici 1%
Alcoli
liberi 1%
Lattoni 0,6%
Flavonoidi 0,3%
Umidità e altre
sostanze 1,1%
Queste sostanze possono essere considerate molto stabili, resistenti
all’ossidazione e all’idrolisi.
In passato la cera d’api era molto preziosa e ricercata. Nell’antichità il lume di candela riluceva nelle notti buie: già nell’antico Egitto i sacerdoti la utilizzavano nei riti religiosi, mentre insieme a latte, miele e erbe veniva preparata come maschera di bellezza per le nobili donne. Fu a lungo impiegata nelle arti per la pittura e la scultura.
Le aziende farmaceutiche ne fanno ancora uso per la preparazione di
pomate, unguenti, e in vari prodotti cosmetici.
Tuttavia si nota sempre più la tendenza a preferire prodotti
più economici come cere artificiali o altre cere di origine
vegetale.
Sono però gli stessi apicoltori che ne fanno il maggior uso: la cera migliore viene impiegata nello stampaggio dei fogli cerei per facilitare alle api la costruzione dei favi. Alcune aziende, come la nostra, la impiegano per la preparazione di candele e oggetti in cera d’api come statuine e miniature.